Descrizione | "Ascoltai le parole del giudice senza abbassare lo sguardo, mentre all'esterno
del tribunale un gruppetto di estremisti accoglieva la sentenza e festeggiava
al grido di Allah Akbar! Non sapevo di essere un simbolo, né mi importava.
Pensavo soltanto a mio marito, al piccolo Martin e alla vita che cresceva
dentro di me. Pensavo che sarebbero bastate due parole per uscire dall'incubo
e tornare a una vita normale. Ma che non le avrei dette. Né allora né mai.
Avrei sopportato qualsiasi pena pur di difendere la mia dignità e tutelare la
libertà di scegliere e credere nella propria religione. Qualsiasi essa fosse."
Il suo caso ha tenuto milioni di persone con il fiato sospeso. Meriam Ibrahim
Ishag, una giovane sudanese di religione cristiana, è stata arrestata da un
tribunale di Karthoum dopo che un parente - un perfetto sconosciuto - l'aveva
denunciata per apostasia. Incarcerata incinta con il figlio piccolo, in
condizioni durissime, all'ottavo mese di gravidanza è stata condannata a cento
frustate con l'accusa di adulterio per aver sposato un cristiano e alla morte
per impiccagione per aver rifiutato di abiurare. In catene, Meriam ha dato
alla luce sua figlia. Anche per quella bambina non ha abbassato lo sguardo.
Anche per lei non ha smesso di lottare. E con lei ha lottato Antonella Napoli,
la giornalista italiana che ha promosso la campagna per portare il caso
all'attenzione del mondo. |